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Facciamo due conti
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ruggero.daros
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RE: Facciamo due conti

Interessante quello che mi hai mandato su Big Rock Point, dopo me lo leggo bene..

ma io potrei risponderti con questo, tratto da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare

“Lo smantellamento di una centrale richiede tempi estremamente lunghi e diverse volte superiori al tempo di costruzione e di funzionamento. Ad esempio l'Autorità inglese per il decommissioning ritiene che per il reattore di Calder Hall a Sellafield in Gran Bretagna, chiuso nel 2003, i lavori potranno terminare all'incirca nel 2115, cioè circa 160 anni dall'inaugurazione, avvenuta negli anni cinquanta.Naturalmente deve anche essere trovato un sito atto ad accogliere le scorie ed i materiali provenienti dallo smantellamento.”

--anch’io son d’accordo sull’imparare e sulle idee non chiare…è veramente un mondo dove le informazioni sono ingarbugliate…più aumentano gli interessi in gioco, più la cosa si confonde…
ruggero

17-06-2011 07:10
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Cher
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Messaggio: #62
RE:  Facciamo due conti

ruggero.daros ha Scritto:

Interessante quello che mi hai mandato  su Big Rock Point, dopo me lo leggo bene..

ma io potrei risponderti con questo, tratto da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare

“Lo smantellamento di una centrale richiede tempi estremamente lunghi e diverse volte superiori al tempo di costruzione e di funzionamento. Ad esempio l'Autorità inglese per il decommissioning ritiene che per il reattore di Calder Hall a Sellafield in Gran Bretagna, chiuso nel 2003, i lavori potranno terminare all'incirca nel 2115, cioè circa 160 anni dall'inaugurazione, avvenuta negli anni cinquanta.Naturalmente deve anche essere trovato un sito atto ad accogliere le scorie ed i materiali provenienti dallo smantellamento.”

--anch’io son d’accordo sull’imparare e sulle idee non chiare…è veramente un mondo dove le informazioni sono ingarbugliate…più aumentano gli interessi in gioco, più la cosa si confonde…
ruggero



E allora? Lavoro assicurato x le maestranze.


Una  fredda nebbia illividisce il cielo,
le notti incominciano prima.
Tutti conoscono il declino,
ma pochi ne discernono la linea di confine.



Cher03@hotmail.it
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Messaggio: #63
RE: Facciamo due conti

http://elenacomelli.nova100.ilsole24ore....-2020.html

Far crescere le reti per dare fiato al vento.
Renderle più intelligenti per consentire il bilanciamento dei flussi elettrici provenienti da fonti per loro stessa natura incostanti, parcellizzate e lontane dai centri di consumo.

Questa è la sfida a cui deve rispondere l'Europa, che al 2020 si troverà a gestire un 20% di produzione elettrica da fonti rinnovabili, ma forse anche di più, a giudicare dai tassi di crescita attuali.

Il Mare del Nord, con il fortissimo sviluppo dell'eolico, è al centro di questa sfida.
Qui la rivoluzione delle reti intelligenti è già partita, con un accordo fra i nove Paesi che vi si affacciano per costruire la North Sea Offshore Grid, inserita da Bruxelles nelle prime sei priorità europee in materia d'infrastrutture energetiche.

La super-rete, che comporterà un investimento stimato in 30 miliardi di euro, dovrà connettere in un unico sistema i campi eolici eolici offshore, che stanno sorgendo come funghi lungo le coste della Germania e del Regno Unito, con gli impianti che sfruttano le maree in Belgio e Danimarca, le centrali idroelettriche norvegesi e la produzione solare continentale, per poi distribuire tutta questa energia ai consumatori.

Le prime gare sono in corso: l'Authority britannica ha messo in palio il sistema di trasporto, da oltre 2 miliardi di euro, che collegherà sei impianti eolici offshore alla rete nazionale.

Altre commesse sono già state assegnate, tra cui anche una da 250 milioni all'italiana Prysmian, per il collegamento di impianti eolici offshore alla terraferma tedesca.
Ma il piano Ue per le infrastrutture di rete prioritarie va ben al di là di questo.
Bruxelles stima che per centrare gli obiettivi comunitari sulle fonti rinnovabili dovranno essere realizzati o ammodernati nel prossimo decennio 50mila chilometri di reti elettriche e dovrà essere realizzata una super-grid ad alto voltaggio in grado di trasportare l'energia attraverso tutto il continente, bilanciando l'eolico del Nord con il solare del Sud.

La rete elettrica, oggi, ha una struttura prevalentemente nazionale, con interconnessioni limitate ai confini. In più, è stata costruita su un modello a stella e a senso unico: centrali elettriche a produzione costante e programmabile da cui partono, come bracci, le linee di alta tensione verso i consumatori.


Ora, invece, il flusso dell'energia elettrica non è più unidirezionale, dalla centrale all'utente: con i pannelli solari su ogni tetto, è l'utente stesso a fornire energia alla rete.

I consumi, a loro volta, si evolvono: mentre ora i picchi della domanda sono concentrati nelle ore diurne della produzione industriale, con la diffusione dell'auto elettrica potrebbero spostarsi verso le ore notturne e con l'avanzare dei cambiamenti climatici il raffrescamento diventerà sempre più necessario, spostando i picchi stagionali dall'inverno all'estate.

L'intelligenza delle reti sarà lo strumento principale per gestire questa complessità, con dei sensori nei punti nodali, che consentano il bilanciamento automatico del sistema, migliorando al tempo stesso il monitoraggio dei consumi, con conseguenti risparmi.

Le nuove reti, inoltre, dovranno essere costruite su un modello completamente diverso dalle vecchie: dovranno assomigliare a una rete con diversi nodi più che a una stella. E la revisione comporterà costi notevoli.

Per realizzare una smart grid europea, più intelligente, magliata e interattiva di quella attuale, Bruxelles ha stimato un investimento complessivo di 154 miliardi di euro al 2020, in uno studio comunitario curato da Cambridge Econometrics.

Gli investimenti serviranno alle reti dedicate all'eolico offshore per 32,8 miliardi di euro, alle interconnessioni fra gli Stati membri dell'Ue per 27,7 miliardi e ai necessari adeguamenti nei centri di produzione a garanzia dell'affidabilità del sistema per 17,9 miliardi. Al 2030, a seconda della crescita delle fonti rinnovabili nel prossimo decennio, l'investimento necessario potrebbe salire rispettivamente a 120,2 miliardi di euro nell'ipotesi di sviluppo minimo e a 253,8 miliardi nell'ipotesi di massima.

Quanto al fabbisogno di nuove interconnessioni transfrontaliere, oltre a quelle già programmate, lo studio le quantifica in 4.812 megawatt al 2020 e 8.245 megawatt al 2030.

Per l'Italia, al 2020 si stima un investimento di 1,1 miliardi per le reti eoliche offshore, di 1,5 miliardi per le interconnessioni transfrontaliere e di una cifra analoga al 2030.

Nello scenario di massima al 2030 servirebbero invece 3,15 miliardi per gli ulteriori investimenti nella generazione.

Ma il vero nodo, secondo Aper, è quello delle autorizzazioni. "Gli investimenti, qui, sono già in programma nel piano di Terna, ma non si riesce a realizzare le linee per le lentezze delle Regioni", spiega Fabrizio Tortora, vicepresidente di Aper. "Ci sono campi eolici, ad esempio in Campania, che funzionano a mezzo servizio perché manca 1 chilometro e mezzo di linea aerea", denuncia Tortora. Terna chiede di realizzarla da 8 mesi, ma non riesce a ottenere l'autorizzazione.

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Messaggio modificato il: 17-06-2011 alle 11:45 da Cher.

17-06-2011 11:41
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nikonzen
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RE:  Facciamo due conti

ruggero.daros ha Scritto:

Nikozen poi dice che non ci vogliono generazioni per smantellare una centrale nucleare…l’unica centrale per cui è previsto lo smantellamento è inglese e si prevedono 100 anni!

Linko un breve allegato (sono più foto che didascalie)
http://www.oecd-nea.org/rwm/reports/2004/nea5868-decom-italian.pdf

Sono legittime due perplessità:
1) E' documento che potrebbe essere considerato "di parte"
2) Fino ad ora sono quasi tutti impianti di piccola taglia, anche se si stanno sviluppando progetti per grandi potenze. Questo è però normale, solo adesso i grandi impianti stanno arrivando a fine vita.

ruggero.daros ha Scritto:

Sono d’accordo che in questo forum il livello scientifico è alto,

Non oso immaginare cosa ci sia negli altri, allora Big Grin.Big Grin

17-06-2011 14:11
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Cirene
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Messaggio: #65
RE: Facciamo due conti

Mi inserisco nella discussione per dire un paio cose sui tempi di decommissioning degli impianti nucleari.La tempistica e' fortemente dipendente dal tipo di tecnologia usata (PWR,GCR,CANDU).
Per i MAGNOX (GCR), e' stato sperimentato il decomissioning da remoto mediante robot.Il WAGR se non ricordo male ne era un esempio.Si e' impiegato cosi' tanto perche' dovevano essere messe a punto diverse tecnologie.Ovviamente tali scelte riguardavano pure l'impianto italiano di latina,gemello del bradwell.
I robot dunque,dovevano smontare la sfera cava di grafite,la parte piu' radioattiva dell'impianto.La BNFL,se non ricordo male fece uno studio di fattibilita' tecnica ed economica su tutti i Magnox a suo carico (compreso quello italiano) e capi' che l'ammotare era proibitivo.
Essendo la parte piu' problematica,quella radioatttiva,ovvero il reattore ed essendo la grafite di cui e' composto la sorgente principale,si studio' la fattibilita' di attendere il decadimento di questa che e' circa 100 anni.
Con un notevole risparmio di costi (rispetto a prima) il decommissioning avviene in due fasi:

1)Smontaggio boilers,parti non nucleari e riduzione dei volumi compresa l'altezza della centrale fino a portarla in uno stato di "brown field"

2)Dopo circa 60-80 anni di custodia protettiva,dopo che la radioattivita' della grafite e' diventata trascurabile avviene lo smontaggio completo (cioe' le rimanenze accantonate compreso il reattore) da personale umano non essendo piu' pericoloso farlo.

Questo avverra' a latina.Difatti nel 2020 e' previsto il brown field della centrale.

Ho trovato questo per voi:

http://www.iaea.org/inisnkm/nkm/aws/htgr...ter_17.pdf


Invece i PWR se non ricordo male,vengono "affettati" sott'acqua..... e la cosa e' meno dispendiosa in termini di tempo....

17-06-2011 18:47
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Charade77
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Messaggio: #66
RE: Facciamo due conti

Qui il decommissioning di Caorso e le sue fasi (BWR4)

http://www.tecnosophia.org/documenti/Art...erzoni.pdf


"Seduti sulla riva del fiume"

"Se un giorno diranno di me che nel mio lavoro ho contribuito al benessere ed alla felicità del mio collega, allora sarò soddisfatto." George Westinghouse
17-06-2011 18:57
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tesla82
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Messaggio: #67
RE:  Facciamo due conti

Cher ha Scritto:

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Far crescere le reti per dare fiato al vento.
Renderle più intelligenti per consentire il bilanciamento dei flussi elettrici provenienti da fonti per loro stessa natura incostanti, parcellizzate e lontane dai centri di consumo.

Questa è la sfida a cui deve rispondere l'Europa, che al 2020 si troverà a gestire un 20% di produzione elettrica da fonti rinnovabili, ma forse anche di più, a giudicare dai tassi di crescita attuali.

Il Mare del Nord, con il fortissimo sviluppo dell'eolico, è al centro di questa sfida.
Qui la rivoluzione delle reti intelligenti è già partita, con un accordo fra i nove Paesi che vi si affacciano per costruire la North Sea Offshore Grid, inserita da Bruxelles nelle prime sei priorità europee in materia d'infrastrutture energetiche.

La super-rete, che comporterà un investimento stimato in 30 miliardi di euro, dovrà connettere in un unico sistema i campi eolici eolici offshore, che stanno sorgendo come funghi lungo le coste della Germania e del Regno Unito, con gli impianti che sfruttano le maree in Belgio e Danimarca, le centrali idroelettriche norvegesi e la produzione solare continentale, per poi distribuire tutta questa energia ai consumatori.

Le prime gare sono in corso: l'Authority britannica ha messo in palio il sistema di trasporto, da oltre 2 miliardi di euro, che collegherà sei impianti eolici offshore alla rete nazionale.

Altre commesse sono già state assegnate, tra cui anche una da 250 milioni all'italiana Prysmian, per il collegamento di impianti eolici offshore alla terraferma tedesca.
Ma il piano Ue per le infrastrutture di rete prioritarie va ben al di là di questo.
Bruxelles stima che per centrare gli obiettivi comunitari sulle fonti rinnovabili dovranno essere realizzati o ammodernati nel prossimo decennio 50mila chilometri di reti elettriche e dovrà essere realizzata una super-grid ad alto voltaggio in grado di trasportare l'energia attraverso tutto il continente, bilanciando l'eolico del Nord con il solare del Sud.

La rete elettrica, oggi, ha una struttura prevalentemente nazionale, con interconnessioni limitate ai confini. In più, è stata costruita su un modello a stella e a senso unico: centrali elettriche a produzione costante e programmabile da cui partono, come bracci, le linee di alta tensione verso i consumatori.


Ora, invece, il flusso dell'energia elettrica non è più unidirezionale, dalla centrale all'utente: con i pannelli solari su ogni tetto, è l'utente stesso a fornire energia alla rete.

I consumi, a loro volta, si evolvono: mentre ora i picchi della domanda sono concentrati nelle ore diurne della produzione industriale, con la diffusione dell'auto elettrica potrebbero spostarsi verso le ore notturne e con l'avanzare dei cambiamenti climatici il raffrescamento diventerà sempre più necessario, spostando i picchi stagionali dall'inverno all'estate.

L'intelligenza delle reti sarà lo strumento principale per gestire questa complessità, con dei sensori nei punti nodali, che consentano il bilanciamento automatico del sistema, migliorando al tempo stesso il monitoraggio dei consumi, con conseguenti risparmi.

Le nuove reti, inoltre, dovranno essere costruite su un modello completamente diverso dalle vecchie: dovranno assomigliare a una rete con diversi nodi più che a una stella. E la revisione comporterà costi notevoli.

Per realizzare una smart grid europea, più intelligente, magliata e interattiva di quella attuale, Bruxelles ha stimato un investimento complessivo di 154 miliardi di euro al 2020, in uno studio comunitario curato da Cambridge Econometrics.

Gli investimenti serviranno alle reti dedicate all'eolico offshore per 32,8 miliardi di euro, alle interconnessioni fra gli Stati membri dell'Ue per 27,7 miliardi e ai necessari adeguamenti nei centri di produzione a garanzia dell'affidabilità del sistema per 17,9 miliardi. Al 2030, a seconda della crescita delle fonti rinnovabili nel prossimo decennio, l'investimento necessario potrebbe salire rispettivamente a 120,2 miliardi di euro nell'ipotesi di sviluppo minimo e a 253,8 miliardi nell'ipotesi di massima.

Quanto al fabbisogno di nuove interconnessioni transfrontaliere, oltre a quelle già programmate, lo studio le quantifica in 4.812 megawatt al 2020 e 8.245 megawatt al 2030.

Per l'Italia, al 2020 si stima un investimento di 1,1 miliardi per le reti eoliche offshore, di 1,5 miliardi per le interconnessioni transfrontaliere e di una cifra analoga al 2030.

Nello scenario di massima al 2030 servirebbero invece 3,15 miliardi per gli ulteriori investimenti nella generazione.

Ma il vero nodo, secondo Aper, è quello delle autorizzazioni. "Gli investimenti, qui, sono già in programma nel piano di Terna, ma non si riesce a realizzare le linee per le lentezze delle Regioni", spiega Fabrizio Tortora, vicepresidente di Aper. "Ci sono campi eolici, ad esempio in Campania, che funzionano a mezzo servizio perché manca 1 chilometro e mezzo di linea aerea", denuncia Tortora. Terna chiede di realizzarla da 8 mesi, ma non riesce a ottenere l'autorizzazione.

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Chissa come mai terna non riesce ad ottenere autorityRolleyesRolleyes

Piu che altro se entreranno in funzione le auto elettriche allora si che si parte con l'apertura di altre 3-4 linee AT dalla francia e dalla svizzera!!

Voglio vedere i bilanci terna aggiornati,sono proprio curiosoBig GrinBig Grin


"Io non ho paura del nucleare ma dell'uomo !" giampiero giulianelli
18-06-2011 20:22
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Messaggio: #68
RE:   Facciamo due conti

tesla82 ha Scritto:



Chissa come mai terna non riesce ad ottenere autorityRolleyesRolleyes

Piu che altro se entreranno in funzione le auto elettriche allora si che si parte con l'apertura di altre 3-4 linee AT dalla francia e dalla svizzera!!

Voglio vedere i bilanci terna aggiornati,sono proprio curiosoBig GrinBig Grin


e già si già..........sarà la lettura preferita dalla riva del fiume.Toungue


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Cher03@hotmail.it
18-06-2011 21:40
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RE: Facciamo due conti

Qui un interessante rapporto:
http://www.externe.info/


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19-06-2011 13:47
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RE: Facciamo due conti

...mi sa che qualcuno ha ragione, si rinuncia al nucleare ma si cambia la destinazione d'uso del Parco del Delta del Po per permettere che si riconverta una vecchia centrale a gasolio in centrale a carbone. Tanto, basta chiamarlo "carbone pulito" e tutti sono contenti. Esattamente come si mette i filtro alle sigarette per renderle meno cancerogene: "pulite" ...


da Il Gazzettino:

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id...ez=NORDEST

"ROVIGO - La Regione Veneto si appresta a modificare la legge istitutiva del Parco del Delta del Po per "salvare" il progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo), stoppata nelle scorse settimane dal Consiglio di Stato. La "soluzione", come l'ha definita, è stata annunciata oggi dal governatore Luca Zaia. La Giunta veneta ha approvato la modifica dell'articolo 30 della legge istitutiva del Parco, del 1997, prevedendo la possibilità di riconversione a carbone della centrale. Senza questa modifica, bisognava applicare la normativa vigente secondo la quale nella zona di Porto Tolle possono essere costruite esclusivamente centrali alimentate da gas naturale o da fonte alternativa di pari o minore impatto ambientale. "

22-06-2011 17:21
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