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RE: [OT] Tea Party
http://www.ilgiornale.it/news/cultura/ec...53228.html
Ecco perché è stupido odiare i ricchi
L'inedito del grande economista liberale. Il risentimento verso imprenditori e capitalisti danneggia tutti e spalanca le porte agli abusi di potere
Pubblichiamo uno stralcio de "In nome dello Stato" (Rubbettino, pagg. 212, euro 12, 90; prefazione di Lorenzo Infantino; traduzione di Enzo Grillo) del grande economista liberale Ludwig Von Mises
Il testo, inedito in Italia, dal punto di vista cronologico precede e segue di poco lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Mises interpreta la ascesa di Hitler nel quadro dell'avversione nei confronti della libertà individuale e del mercato, tipica di tutti i membri della famiglia del totalitarismo. L'analisi storica quindi lascia il passo alla analisi della mentalità anticapitalistica. Ed è da questa parte del libro che preleviamo il capitolo offerto ai nostri lettori.
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La riforma non deve coÂminciare dallo Stato, dal governo e dalla vita pubblica.
Ciascuno deÂve cominciare da se stesso e deve essere il primo a liberarsi dal gioÂgo del dogmatismo, che gli impeÂdisce di usare liberamente le sue capacità mentali.
Ogni singolo inÂdividuo deve sforzarsi di affranÂcarÂsi dalle frasi fatte e dalle formuÂle che oggi considera verità intocÂcabili. Ogni singolo individuo deÂve riconquistare con un duro lavoÂro il diritto di poter dubitare di tutÂto, e di non riconoscere nessuna autorità che non sia quella del pensiero logico.
Per conquistare questa libertà , occorre superare le inibizioni emotive che di solito offuscano il pensiero. Bisogna acÂcaÂntonare il risentimento e la preÂsunzione.
Il mercato dell’ordine sociale capitalistico è democrazia dei consumatori.
Gli acquirenti sono sovrani, e la loro domanda – o la mancata domanda – orienta i mezzi di produzione nelle mani di coloro che sanno impiegarli in maniera da soddisfare i desideri e le aspettative dei consumatori nel miglior modo possibile e al miÂnor prezzo possibile.
Che uno diÂventi più ricco e l’altro più povero è un risultato del comportamento dei consumatori. Non è il crudele consumatore a rovinare l’imprenÂditore poco capace, ma l’acquiÂrente che compra dove viene serÂvito meglio e a minor prezzo.
Solo il consumatore domina nell’ecoÂnomia capitalistica. Gli imprendiÂtori e i capitalisti sono i suoi serviÂtori, la cui unica preoccupazione è quella di individuare i desideri del consumatore e cercare di sodÂdisfarli con i mezzi disponibili.
ImÂprenditori e capitalisti nascono da un ripetuto, quotidiano proceÂdimento di scelta; essi possono perdere in ogni momento la loro ricchezza e la loro posizione preÂminente, se i consumatori smettoÂno di essere loro clienti.
È assurdo che il consumatore abbia invidia per la ricchezza delle persone che egli ha fatto ricche, perché ha preÂteso i loro servizi. Il consumatore danneggia se stesso quando chieÂde provvedimenti contro il «big business». Chi invidia la ricchezÂza del proprietario dei grandi maÂgazzini, compri pure dove ottiene una merce più scadente pagandoÂla di più.
Tutti oggi vogliono godere di più, consumare di più, sprecare magari di più e vivere meglio, ma poi invidiano il successo di coloÂro che hanno fatto del loro meglio per soddisfare questi loro desideÂri.
Offende l’amor proprio e l’orÂgoglio del filisteo il fatto di dover ammettere – sia pure controvoÂglia – che altri sono stati più bravi a procurare tutti quei beni mateÂriali che fanno ricca la vita esterioÂre.
Lo umilia il fatto di essere riuÂscito a occupare nella competizioÂne del mercato solo una posizioÂne modesta. E allora, per rimuoveÂre questo malumore, escoÂgita una particolare giuÂstificazione.
Egli non è più incapace dell’imÂprenditore di successo, che si è arricchito; è soÂlo una persona per beÂne, ed è più onesto di quei signori di gran successo, ma privi di scrupoli che hanno usato pratiche delinÂquenziali che egli, per rimanere oneÂsto, ha sempre diÂsprezzato.
InsomÂma – pensa il noÂstro fariseo – io soÂno bravo e capace quanto quelli che sono diventati ricchi; ma grazie a Dio sono moralÂmente migliore di loro, che sono il peggio, e sarebbe doveroso da parte dell’autorità punirli per le loro malefatte, seÂquestrando la loro ricÂchezza, illecitamente acquisita.
Se il governo proÂcede contro i ricÂchi borghesi, può essere sicuro dell’applauso della massa. QueÂstaÂè una cosa che tanto i demagoÂghi e i tiranni dell’antichità , quanÂto i satrapi, i califfi e i cadì d’OrienÂte e i dittatori di oggi hanno semÂpre saputo.
Quando un governo non sa far diventare ricche le masÂse, allora è il caso di far diventare poveri i ricchi. Tutte le volte che il filosovietico occidentale si è visto costretto ad ammettere che nella Russia dominata da Lenin e da Stalin le masse vivevano in miseÂria, ha sempre giocato la sua ultiÂma carta: sì, è vero, questi russi moriranno anche di fame e di stenti, ma sono più felici dei lavoÂratori occidentali, perché si sono presi la soddisfazione di vedere che gli ex «borghesi» russi se la passano peggio di loro.
I francesi hanno preferito perdere una guerÂra anziché permettere agli imÂprenditori dell’industria bellica di fare profitti.
L’essenza del risentimento sta appunto in questo: essere prigioÂnieri dei sentimenti di inviÂdia, di vendetta e di gioia perversa per il male altrui, quantunque se ne riceva un danno per se stessi.
Non meno funesti degli effetti del risentiÂmento sono gli effetti della preÂsunzione, che impedisce agli indiÂvidui di ammettere il diritto altrui di interloquire.
Come il risentiÂmento, anche l’intolleranza che vuole imporre solo la propria voÂlontà , e perciò invoca il dittatore affinché realizzi ciò che la propria volontà pretende, non è un segno di forza ma di debolezza e impotenza.
Una  fredda nebbia illividisce il cielo,
le notti incominciano prima.
Tutti conoscono il declino,
ma pochi ne discernono la linea di confine.
Cher03@hotmail.it
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